venerdì, 01 dicembre 2006
Intanto, questa recensione:

scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2006/10/isaia_greco_di_.html:

E poi: ieri sera Giulio Mozzi ha parlato di Isaia Greco alla Feltrinelli di Padova. Io, Giovanna Vignato, ho parlato dei tempi dell'Holden Forum, e di quello che ha significato per Misery e altri stare in rete con Asino.

Siccome temevo di fare casino parlando, ho scritto un intervento, per leggerlo.

Poi invece non l'ho letto, ho parlato a braccio e ho fatto il casino che temevo. Così la cosa mi è rimasta scritta, e la metto qui sotto.



Io sono qui per parlare con voi di Gino Tasca, un amico che ho conosciuto in un modo particolare. Per tanti anni infatti io ho parlato con Gino, gli ho scritto lettere, ne ho ricevute, ho letto ogni giorno almeno due righe sue, ho discusso le sue opinioni; ho scherzato con lui, ho spesso riso delle sue battute; assieme a lui mi sono dispiaciuta, disillusa e ricreduta su persone e fatti: molte volte. Tutto questo è successo quotidianamente per più di tre anni, tre lunghissimi anni. Ma durante questi anni, se l’avessi incontrato, non avrei potuto in alcun modo riconoscere la sua persona. Gino abitava a Padova, come me, e come me frequentava da tempo immemorabile la Feltrinelli, e certo la frequentava anche tra il 2001 e il 2005, cioè negli anni in cui  quotidianamente leggevo le sue parole, senza sapere niente del suo viso o dei suoi gesti. Ma se allora l’avessi incontrato qui, magari mentre lui parlava con Giulio - perché io sapevo anche che Gino conosceva Giulio e lo incontrava casualmente alla Feltrinelli - be’, io Gino non avrei potuto riconoscerlo.

Avrete insomma capito che io ho conosciuto Gino in rete, o nel web o in internet, come si preferisce. Anzi, Misery (che sarei io) ha conosciuto Asino (o Artaud, o Loyola, o Ratto Franziskus, o Mr Magoo), che sarebbe Gino Tasca, in rete: precisamente nell’Holden Forum, cioè il sito della scuola di scrittura Holden gestita dallo scrittore Alessandro Baricco. Il sito della scuola, oggi, ha un aspetto efficiente, bene organizzato, ricco. Molto invitante. Nella pagina principale si offrono corsi di scrittura, master, seminari di ogni genere, corsi di sceneggiatura e di fotografia a pagamento. Se guardate in alto, a fianco della pubblicità della T-shirt della scuola Holden, proprio sopra alla pubblicità dell’ «Holden-clan», vedete una piccola etichetta dice: forum.

E se entrate oggi nel forum elettronico della scuola holden, vedrete che ospita 12088 iscritti, 2988 ‘stanze di discussione’ e 58740 messaggi. Non me ne intendo, ma potrebbe essere uno dei più grossi forum ancora esistenti in rete, un mastodonte dell’epoca precedente a quella dei blog. Un forum, sapete ancora come funziona, no? Uno arriva, si iscrive con un soprannome o nickname, guarda l’elenco degli argomenti (o discussioni, o ‘stanze’), accede, legge quello che altri hanno scritto e, se crede, lascia giù la propria opinione. La vivacità del forum si nota dalla quantità di messaggi che vengono lasciati, dalla prontezza delle reazioni, dalla qualità delle battute.

Se oggi andate nel forum della holden, vedrete che, a dispetto dei dodicimila iscritti, nessuno scrive più nulla. Un po’, è vero, è perché adesso ci sono i blog e i bloggers, tutta un’altra faccenda. Ma la verità è che questo forum è stato abbandonato da coloro – Asino, cioè Gino Tasca, fra questi – che l’avevano di fatto costruito e abitato, abitato ogni giorno. Ogni giorno si entrava, si appendeva il cappello al chiodo, ci si salutava, si scriveva qualcosa.
Noi ci chiamavamo (in ordine sparso) sullastrada, biandbo, billy, vernon, denait, palmadoro, onderan, tashtego, melo, celadone, DarioFulci, pattypiperita, virgola, Apostrophe,  asino, loyola, ratto franziskus, artaud, mr magoo, boycotto, nerofumo, panna, violet, abraxas, mitnick, genoveffo, Barney P., Frodo, Melange, mionome, azur, temistocle, Hanna Derrida, Khu, Misery, Aminta, gea, adamanto, malossen, Sacher, bridget, varig, Turboscopa, Caos, Cassandra, ziacap, Lucoli, luconico, Llu, Sicilia, GadjoDilo, hombre, sfinge, blueeyes, smilla, gon, modotti, Venere, Every, didone, antolipa, Sacher, Mr Chatwin, Hoover, paperino 1966, Gus, G., nottambula, gimon, Artemisia, libertango, Mabuse, inchiostronero, callas, lechatnoir, cot, fogliobianco, immaginaria, weil, nottambula, contorno, maudi, balthazar, baladeen, Angela, Lady, dicotomico, divina, anya, pipso, Missy, Bradamante, malaussen, Morgana, Tamar, cassandra, Myriam, Colmar, Marion, babayaga, Khu, frechet, edcalvin, varig, remedios, ambrosia, refused, io, vernon, maya, Ecate, tabularasa, matisse, Brododidado, arturobandini, gizmo, SergioC., alten, rattopen, Lidia, ines, delfino, mareblu, lilla, salviati, Approssimazione, MissOgilvy, mauins, Armonia, outofcity, dragan, contorno, julia, Des, amigdalitis, Teresa, phisis eccetera.

Ho provato a contare quanti effettivamente eravamo, ad animare quel forum negli anni tra il 2000 e il 2003 - anno in cui migrammo tutti in blocco sbattendo la porta -  e credo che il nucleo stabile fosse di circa 130 nick o persone, tenendo conto beninteso delle doppie o triple o ennesime personalità.
La gran parte di questi nomi per me non ha un viso. Di questi 130, pochi potrebbero salutarsi incontrandosi per strada, ma quasi tutti sarebbero in grado di riconoscersi in rete, solo da un paio di frasi.
Nessuno di questi 130 ha mai fatto un corso di scrittura con la scuola Holden, pur connettendosi ogni giorno al sito; moltissimi scrivevano a chiare lettere, nel forum “di Baricco”, di non sopportare Baricco. Credo che sia successo così: lì c’era uno spazio aperto, ed è successo che sia stato occupato, abitato, con un’urgenza e un senso di appartenenza reciproca irripetibile.

Il forum non aveva un moderatore: questo significa che chiunque poteva prendersi la libertà di scrivere qualunque cosa senza che alcuna autorità intervenisse. Non c’era alcuna autorità superiore a quella, ambigua, sofferta, discussa, dettata nel gruppo. Da questa libertà eravamo insieme attratti e perseguitati.
Per scrivere lì dentro – aprire una stanza di discussione e metterci giù un’idea – ci voleva molto coraggio, o molta ingenuità, o tutte e due le virtù a giorni alterni. Uno provava a scrivere qualcosa, forse un racconto, o una poesia, o una prosa di qualunque genere, un parere su un libro, un film, uno spettacolo, un fatto, e il più delle volte si tirava addosso non tanto delle critiche, per quanto aspre, ma proprio lo scherno, glaciale o bruciante, di quanti (ed erano tanti, magari di passaggio nel forum) s’erano assunti il ruolo di diffamare, screditare, calunniare, irridere per principio le parole dell’altro, anche svelandone la presunzione, la retorica, la semplicità magari, ma senza alcuna pietà. Io penso che tutti ci siamo feriti, anche gravemente, in questo gioco in cui non c’era esclusione di colpi verbali, in cui venivano sempre violate le regole della decenza e spesso quelle della riservatezza. In cui per difenderci si stringevano alleanze, magari, e si immaginavano complotti.

Perché dunque restavamo lì, a torturarci? Molti per franca compulsione, bisogna dirlo. Ma credo che molti restassero lì perché ogni tanto, in qualche discussione, regnava l’ascolto, cioè una lettura risonante non solo delle parole scritte, ma anche del desiderio, autentico, che motivava l’altro a farsi vivo lì e in quel momento, a dire, a scoprirsi, a ricevere quanto a dare. E se alcuni di noi hanno avuto questa beata esperienza, non poi così rara, credo che sia perché Asino, e pochissimi altri, suoi compagni, avevano compreso e difeso, con le unghie e con i denti, questa pratica. Che poteva nascere solo dalla libertà e dall’assenza di censura.

Un esempio di quello che sto dicendo, oggi un ricordo preciso nella memoria di molti, fu l’impresa di traduzione di Asino. Per mesi e mesi, mentre tutto intorno nel forum dilagava la futilità, la chiacchiera, la risatina o la risata, Asino si prese la briga di aprire ogni settimana una stanza in cui traduceva un sonetto di Shakespeare. Cominciava con una specie di lunghissima parentesi critica (quella di cominciare con le parentesi era una prerogativa che lo rendeva riconoscibilissimo), in cui confrontava le traduzioni esistenti con le quali si sarebbe misurato; poi metteva la sua traduzione. Seguendo questa sua capacità di resistere, scrivendo, alla chiacchiera (ma senza mai dimenticare l’umorismo, contagioso, e senza mai evitare una battuta), formò una inconsueta scia di lettori e traduttori. Molti di noi si sono esercitati nelle stanze dei sonetti aperte da asino, ma non era solo un esercizio, era un modo preciso di stare in rete, qualcosa che ci ha formato, che ha aiutato ognuno a rivelare qualcosa a se stesso e agli altri. È stato qualcosa in più di un buon lavoro individuale, e di questo gli siamo ancora, in molti, riconoscenti.

Dopo questo lungo lavoro di traduzione, Asino cominciò a postare (è la traduzione webbica di ‘pubblicare’) racconti sempre più lunghi, in cui ritornava sempre su figurazioni e mondi lontani: un’America pop e rutilante, e soprattutto Bisanzio e Calcutta, Calcutta popolata di ratti che accoglieva, in un Gloria di putrefazione, l’eroe dei racconti, un personaggio che spesso si rivelava, alla fine, un uomo spinto al cospetto di quella che per Gino era, io credo, la tragedia più grande, cioè la totale conversione dell’uomo al bene.

In molti non capivamo perché Asino si ostinasse a stare a Bisanzio o a Calcutta, rinunciando a ogni gradevolezza e alla narrazione del reale, del ‘qui e adesso’, così praticata in rete. Perché non usasse nei suoi racconti quella gentilezza e quell’entusiasmo più schietti che riservava, per esempio, alle stanze dedicate alla critica e alla storia dell’arte, sua altra grande passione. Qualcuno una volta gli disse, gentilmente, che avrebbe preferito leggere di qualcosa che lui effettivamente vedeva fuori dalla finestra, che so, le biciclette sotto il portico. Ma ricevette una risposta decisa e negativa: il reale per Asino era altrove e lui sembrava indicarcelo. Così Asino rimase per noi Bisanzio, l’invito a Calcutta, i misteri di Loyola.

Il forum di cui vi sto parlando ogni tanto spariva completamente. Veniva distrutto. Centinaia di stanze, migliaia di racconti, immagini, messaggi e di parole venivano semplicemente cancellati. Un mattino ci si connetteva al sito e si trovava una sola stanza:  si doveva, semplicemente, ricominciare da capo. Capitò tre o quattro volte, e non abbiamo mai capito perché. Non ci veniva spiegato: del resto nessuno di noi aveva effettivamente una relazione con la scuola di scrittura. Eravamo degli occupanti, degli squatter molto consapevoli della nostra presenza, ci pareva di avere un diritto di usucapione telematica, e non potevamo certo pensare di essere sgraditi a chicchessia. Soffrivamo, protestavamo a gran voce, imploravamo una spiegazione, ma non ne abbiamo mai avuta una. Il forum che trovate nel sito della Holden, oggi, quello colorato ed efficientissimo e muto, è una resurrezione trasfigurata di quello che abbiamo frequentato noi, e che fu ultimativamente distrutto – nessuno di noi seppe mai perché – nell’estate del 2003.

Cominciò allora una lunga peregrinazione, di forum in forum - liotro, paparagno, vaporsky… Molti lasciavano più o meno definitivamente il web, come chi infine ammette la propria compulsione e se ne stacca, altri invece aprivano un sito individuale, un blog, in cui è possibile governare l’interazione con l’esterno molto meglio che in un forum. Come blogger, molti si sono successivamente evoluti, hanno continuato a ‘stare in rete’, come mi pare che si dica,  in modi sempre diversi. È nata addirittura, da una blogger che aveva animato holden, una casa editrice su carta, la Untitl.ed.

Anche Gino - perché Asino aveva ceduto il passo a Gino, anzi, GinoTasca nome e cognome, come chi si prende completa responsabilità delle proprie parole e della propria identità - anche Gino, dicevo, aprì un blog, Lord Chandos, Compagnia di scrittura, in cui fece rifluire la gran parte del suo lavoro degli ultimi tre anni. Spero che Giulio ve ne parli stasera, introducendo il libro.

Io vorrei solo aggiungere una cosa per presentare il libro di Gino. Ho letto di recente una frase dello scrittore Paul Auster che parlando del proprio lavoro dice: “Ho trascorso la mia vita in conversazioni con persone che non ho mai visto, con persone che non vedrò mai, e spero di continuare fino al giorno in cui smetterò di respirare. È il solo lavoro che ho sempre desiderato”. Io credo che questo sia stato anche il lavoro di Gino, e sono fiera di avere fatto parte, per lui, all’insieme delle persone che non ha mai visto e con le quali, tuttavia, conversava.
postato da: dikanka alle ore dicembre 01, 2006 13:34 | Permalink | commenti (84)
Commenti
#1   01 Dicembre 2006 - 14:58
 
non credo che tu abbia fatto casino, giovanna.
hai scritto una cosa bellissima per noi che ci siamo stati dentro quegli anni e abbiamo seguito con passione, attenzione, sconcerto, entusiasmo il percorso errante degli abitanti di holden errando anche noi, incontrando le nostre reciproche scritture o/e asprezze e dolcezze e ingenuità.
E gino era con noi a ricordarci, quando lo dimenticavamo, il potere, la suprema bellezza delle parole scritte, lette, studiate, discusse.
se riesco metto il link nel mio blog, di tutte e due.
:)
bridget
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#2   02 Dicembre 2006 - 18:48
 
E' un bello scritto, un gran bel ricordo, ma non mi ha fatto immalinconire, per fortuna.
Certo vorrei ancora vedere, rileggere parole nuove, discorsi di Gino, ma non è possibile purtroppo.
In particola ricordo l'esemplare fierezza e dignità di Gino che, di fronte a deficienti anonimi insultanti, scriveva:
mi chiamo Gino Tasca ed abito in Via Roma 22. Padova!
Ti assicuro che non rimpiango il forum di Holden, no: sono stato offeso in modo brutale, non me lo dimentico anche se ho perdonato, anche compreso, se vuoi.
Grande, accesa, passionale fucina di parole, però grande bordello e vomitorio.
Ringrazio solo la sorte per aver avuto occasione su quel sito di conoscere persone come Gino, come te, come Azur, come Llu, come Hanna Derrida come tanti appassionati spiriti.

Mario Bianco
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#3   02 Dicembre 2006 - 18:50
 
cioè biandbo,
come sono e fui
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#4   04 Dicembre 2006 - 07:51
 
Ciao bri, ciao Mario :)
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#5   04 Dicembre 2006 - 21:00
 
"Perdonare sempre, dimenticare mai", "Un bel tacer non fu mai scritto" e, infine, grazie a Misery, sono le uniche cose che mi vengono da dire dopo aver letto questo (equilibrato) ricordo di Gino, e dei tempi del forum. (Ciao Bri e ciao Mario).

Lady
utente anonimo

#6   04 Dicembre 2006 - 21:22
 
Sì.
utente anonimo

#7   09 Dicembre 2006 - 01:19
 
:o)

V

utente anonimo

#8   12 Dicembre 2006 - 17:03
 
Ciao, Sì.
e ciao V! :)*
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#9   12 Dicembre 2006 - 17:51
 
In chat ero Lidia, nel forum ero modotti. Mi sembrava troppo frivola la personalità chattica per il forum, perché a parte tutte le mie paranoie di non essere all'altezza era veramente di una qualità notevole, biologicamente spontanea: nei talenti, nei fakes, nei tentativi di essere all'altezza o per lo meno prossimi; nel mio caso mai riusciti.
Con molto affetto, Giovanna.

nadia
utente anonimo

#10   12 Dicembre 2006 - 21:12
 
A te, nadiute :)
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#11   12 Dicembre 2006 - 21:21
 
ciao a tutti
:)
bri
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#12   14 Dicembre 2006 - 12:49
 
forse era un miraggio holden -quanto tempo senza sentire nemmeno nadia- . Un'impressione di luci mosse. O semplicemente quelli che scrivono stanno tutti soli, meno che quelli che non scrivono. Passò il tempo e si è visto meglio. Una relativa felicità solitaria o disgrazia, ognuno in compagnia dei suoi cari fantasmi
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#13   14 Dicembre 2006 - 17:18
 
Ero Didone (in chat specialmente) e nel forum,dove volevo soprattutto imparare, sono diventata Didolasplendida ed è tutta colpa vostra.
Giovanna quando il tuo racconto arriva al punto in cui dici
Noi ci chiamavamo ....e seguono i nomi, a me vengono le lacrime.
Ti ringrazio per aver espresso così bene quello che è anche il mio sentire
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#14   15 Dicembre 2006 - 13:28
 
Ciao bri, ciao dido! )*

Sicilia, solitudine, non so tanto bene. Immagino che chi scrive stia sempre in compagnia di voci, braccia, mani, occhi, gambe, piedi. Le voci chiedono di avere parole, le braccia e le mani di toccare, gli occhi di guardare, le gambe e i piedi fanno correre via. Chissà com'è, io me lo figuro, come dice Pinocchio.
Però scrivere insieme è stato anche un gran groviglio di braccia, occhi, mani, gambe - 'ma quello mi prende la mano! ma tu mi stai toccando la schiena, non te n'eri accordo, accidenti? non posso smettere di guardare… Mi mancano le parole, ma ho tutta questa voce… Oggi mi pettino in pubblico…'
Poi volevo chiederti, Sicilia,: hai letto per caso Tu ne t'aimes pas di Nathalie Sarraute? Lo sto leggendo (in italiano) e non posso fare a meno di pensare alla tua scrittura e ai tuoi temi. Sono molto molto coinvolta.
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#15   15 Dicembre 2006 - 21:39
 
grazie, Giovanna.
azur-tem
utente anonimo

#16   16 Dicembre 2006 - 09:04
 
sai che sarraute in italia la edita un tale cronopio? ossia che lo comprai ieri, infanzia e tu ne m'aimes. scherzo. merci. one kiss. saluti dal forse pastore vasco imminente
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#17   17 Dicembre 2006 - 18:40
 
Sicilia :) e ;) Ricambio i saluti all'imminente pastore vasco, benché forse, in ogni caso e in tutti i modi. Beso.
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#18   17 Dicembre 2006 - 18:41
 
Ciao Azur e Tem, un saluto a Xan.
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#19   19 Dicembre 2006 - 07:18
 
pastore vasco ormai è piccolo leone del Tibet.
Adesso posso quasi chiamarlo: Imminentissimo.
Imminentissimo di nome vero ha -conserverò quello che veneva con lei-:
Sara.
Sara!!.
Come la madre di Isaac. Quando Sara, dando la spalla a Dio, si disse in un apparte fra se "cosa di riso mi ha fatto Dio"

:)))
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#20   19 Dicembre 2006 - 07:21
 
quasi come se dio l'avesse fatta una paella

:)
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#21   20 Dicembre 2006 - 18:37
 
Io ci ho la nostalgia di quando scrivevamo insieme la storia di Gus, che veniva strana e imprevedibile: era un lavoro "insieme", che mi allietava tantissimo: ero lì sempre che aspettavo con stupore cosa avrebbe scritto le altre/i amici/he,

io quello rimpiango

Mario
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#22   20 Dicembre 2006 - 22:37
 
Però, da ultimo,
lasciatemelo dire:
la recensione di Isaia Greco della Mazzucato non mi è piaciuta affatto, lambiccata, narcisa, autoreferente e lunga oltre ogni dire.

MarioB.
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#23   21 Dicembre 2006 - 21:44
 
fu un bel viaggio vero, Mario, Bronx. Abbiamo il profumo
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#24   22 Dicembre 2006 - 14:03
 
Sicilia, sorella :)
È quando Sara parla tra sé e dice "Be', che a novant'anni io debba darmi al piacere, è proprio da ridere". E allora dio le dice: "Ma tu te la ridi di me? Non mi credi?" E lei dice "Chi, io? Mica ho riso, no". E dio le dice "Ma sì che hai riso, ti ho visto benissimo".
Dio non si arrabbia, però. Mica la rende muta come fa coi padri che non gli credono, vedi per esempio Zaccaria il papà di Giovanni Battista, che non gli crede, uguale a Sara, e dio lo fa muto.

Ne concludo che è meglio ridere, e anche essere donne, e credere che se a dio piace si proverà piacere fino a novant'anni :)

-

La recensione sul sito della Mazzuccato è di Antonella Lattanzi, Mario: io l'ho apprezzata per l'enfasi, l'affetto. È cosa rara, non trovi?

Anch'io ho nostalgia di Gus e del Bronx, e ne sento il profumo, Mario, Sicilia, tutti.

E dico anche auguri, tanti auguri di Buon Natale a tutti, dentro e fuori il Bronx:)
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#25   25 Dicembre 2006 - 09:49
 
quanto tempo senza sentire sorella.:) Questa Sara tua è grande. Tu guarda come parla col dio delle cose minoscole e però quasi quasi sembrerebbe che lo prenda in giro al finale. Dio pero non è uno con gran umore, forse per la memoria che ne ha, troppa

un abrazo cara Miss G.
(già sto fumando i mercoledì disgraziatamente, fu solo per prendere la corriera, pensai uno mi accendo e poi niente)

Marie
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#26   06 Gennaio 2007 - 19:37
 
grazie degli auguri, giovanna.
un saluto affettuoso a tutti, e un bau a sara.
:)
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#27   15 Gennaio 2007 - 08:07
 
Arrivo in ritardo, come ai tempi del forum, anche allora arrivavo quando quel che volevo scrivere era già stato scritto.
Anche Gino apriva tardi la chat, sempre alla stessa ora, nel tardo pomeriggio, quando ormai le forumiste erano ai fornelli (Mis, si fa per dire! Tu lo sai bene :) Iniziava i saluti e le frasi successive con la lettera maiuscola. L'abito da sera della scrittura era di rigore. Che nostalgia, Giovanna. Un bacio grande grande*
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#28   16 Gennaio 2007 - 17:17
 
Matix! Fornelli? Dovrebbe, sì, significare qualcosa... aspetta... ha a che vedere col san daniele sottile fresco di stampante? ;)
Un bacio a te :)*
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#29   22 Gennaio 2007 - 00:02
 
Che nostalgia!
Io mi divertivo moltissimo:
e trullallà!
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#30   23 Gennaio 2007 - 15:08
 
Ciao varig!
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#31   28 Gennaio 2007 - 19:51
 
per me il tempo di holden fu essenzialmente formazione alla parola scritta in fretta e in modo il più possibile efficace.
poi certo, lì cominciai a vivere la mia vera esistenza.
non erano bei tempi, come non lo sono adesso, ma holden mi diede di che sopravvivere.
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#32   31 Gennaio 2007 - 14:19
 
Un tempo così compresso che sembrava impossibile da svolgere, allora...
Mi sono care queste tue righe, tashtecte mi, tu non sai quanto.
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#33   01 Febbraio 2007 - 17:31
 
Bella cosa che hai scritto Gio. Quando uno tenta di spiegare, di raccontare agli altri, a qualcuno che non sa... Io ho cercato di farlo. Spesso. Sparavo a vuoto, ogni tanto beccavo uno, non ho condiviso in assoluto il bei-tempi-quelli, la mia era (è) una nostalgia acida, ci ruoterò per sempre intorno.
Sono la persona che si è dichiarata contraria all'idea della pubblicazione postuma, questo volevo dirlo pubblicamente. Pensavo che "raccontare gino" a chi non lo aveva conosciuto, come volevamo fare tutti, dovesse consistere nel raccontarlo al centro di quel viavai, e di quelle battaglie, e di quel coro. Dirne il valore di cuore, là nel centro di quell'organismo, non pubblicare postuma una cosa che aveva scritto. Poi credo di aver sbagliato, come spesso. Comunque è andata bene così, e ti ammiro per l'energia con la quale porti avanti questo libro, al di là (ma anche no) di tutti i panorami, i contesti.
Un abbraccio a tutti
Panna
utente anonimo

#34   02 Febbraio 2007 - 17:44
 
Ciao Panna :)
No, non hai sbagliato. È vero che tutto è ancora da raccontare: di come Gino fosse al centro del nostro esser-là, e dello stesso nostro esser-là, per l'appunto.
Raccontare, mostrare: quando penso alla forma, che questo racconto dovrebbe avere, penso alla tua idea di rappresentazione. Alla coralità; alla polifonia; all'intreccio; alla fisicità.
Le due cose (la pubblicazione di Isaia, il racconto dell'esser-là) non le ho mai sentite contrapposte. Ma la forma di quel 'racconto dell'esser-là' mi appare impossibile da afferrare, come se ci fosse sempre un di più che non si potrà rappresentare (o che non si riuscirà a rappresentare, come è successo a quelli di noi che hanno cercato di 'parlare di holden' a qualcuno 'di fuori').
Un abbraccio a te
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#35   03 Febbraio 2007 - 16:29
 
è la prima volta che parlo di gino.
in quella lunga lista di nomi che hai scritto c'è chi gli ha voluto bene, chi ha ricevuto un insegnamento, chi ci ha litigato furiosamente, chi ha imparato a tradurre qualche sonetto, e chi tutt'ora, di certe scelte, si pente. ma tutto questo, a fronte del rumore, molti in quella lunga lista di nomi se lo sono sempre tenuti per sè.
poi arrivano pezzi come quello di giovanna, e pensi che è esattamente così, e per la prima volta, alcuni di quella lunga lista, hanno potuto aprire il cassetto di un antico dolore fino ad oggi rinchiuso e protetto, per non partecipare alla lunga scia del carro dei morti, sopra cui tutti, quando avvengono le disgrazie, salgono.
a volte, quando scrivo, mi chiedo che cosa ne penserebbe gino tasca, e quando mi succede le cose, nonostante il mio stato di ateismo totale, mi dico che gino sta lì con un ghigno, in attesa di lanciare un guanto, e sfidarmi (sfidarci) a duello ancora, o, cristianamente parlando, a proteggere.


lettera non firmata.
utente anonimo

#36   04 Febbraio 2007 - 17:53
 
Ciao, lettera-non-firmata: guanto raccolto.
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#37   04 Febbraio 2007 - 23:45
 
Ciao Misery :-)
sono capitato qui per caso, per fortuna, sono molto colpito da quello che hai scritto, così preciso, nello stesso tempo così ricco.
Mi spaventa abbastanza sapere che avrei potuto non vederlo mai. Ma capisco perfettamente che non avresti proprio potuto mandarmi una mail che m'avvisasse. Al tuo posto avrei fatto lo stesso.

Avesse avuto un carattere diverso, Gino, forse sarebbe riuscito a tenere la baracca insieme. Almeno io penso che la simpatia che in qualche modo ha ispirato a tutti, avrebbe potuto comporre le dissonanze. Ma lui non era un uomo così. E nella scrittura amava scomporsi, la usava per abitare mondi marginali, come ricordi tu qui sopra così bene.
Un abbraccio, denait-palmadoro-onderan.

Oggi palmasco :-)
utente anonimo

#38   05 Febbraio 2007 - 15:55
 
Ciao, onderan fra tutti :)
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#39   23 Aprile 2007 - 09:33
 
Misery carissima. E' proprio una sorpresa questo blog. E mi sto aggirando da ore in questo passato recente condiviso, seguendo ora un link, ora facendo una richiesta a google. Ritrovando persone, sforzandomi di recuperare ricordi precisi (i sonetti, per esempio, sono rispuntati d'improvviso, ossessivi e pervicaci, e pure i topi di Calcutta, sebbene in modo più indistinto). Credo anche di aver ritrovato il ricordo del primo impatto tra me e te (e sto ancora sorridendo).

Sei sempre così delicata
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#40   24 Aprile 2007 - 07:54
 
Ciao tulipani! Io ti ricordo in una memorabile partita a carte. Spuntavi fuori da un centro commerciale di Grugliasco, se non vado errata, e calavi giù una sintAssi che per me resta un esempio... Baci.
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#41   28 Maggio 2007 - 12:19
 
e poi?

(ciao D.)
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#42   02 Giugno 2007 - 10:24
 
Ciao C :-)*
Poi: che imbarazzo che ho, davanti a una parola così piccola e perigliosa. Mi punge da tutte le parti.

Da bambini giocavamo alla pulce, con certi dischetti colorati che facevamo saltare sul tavolo. Ognuno aveva un colore e doveva far saltare le sue pulci sopra quelle degli altri.

Non so perché la parola poi mi faccia venire in mente, stamattina, il ricordo di questo gioco.
Il ricordo ha l’aspetto dell’ennesima metafora, ma io non volevo far metafore.
Non volevo nemmeno farmi venire in mente questo gioco.
Non volevo nemmeno ricordare.

Volevo scriverti una risposta, questo sì :)
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#43   05 Giugno 2007 - 07:42
 
[((io col cane devo avere cura che non si prenda ogni pulce che gli regalano gli altri, se le passano allegremente un cane ad altro; più questo anno che ci sarà una piaga di pulce, di zecche -zecca, zecche??-. Più questa cane che è l'allegria di Avila, passa il tempo socializzando con entusiasmo. Povera))

((Le pulce mi ricordarono 1) il nostro gioco "la pita venenosa". Uno avvelenato, ti correva dietro, ti dava con la mano, avevi tu il veleno che dovevi passargli ad un altro che avvelenato glielo passava ad un terzo che glielo passava ad un quarto. 2)quando Freud volò in America con Jung. Gli disse coll' ottismo caratteristico, andiamoci a portargli a questi le ombre. Quando erano ci loro))
((ho capito che non volevi lasciarmi senza risposta. A me i silenzi non mi fauno paura. Le menzogne, infuriano. O l'amore che finisce o la vita. Una furia immobile, totalmente inutile))]
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#44   05 Giugno 2007 - 15:03
 
((La "pita venenosa", noi lo chiamavamo "bila correre" (varianti: "bila alto" e "bila basso"). Chi si prendeva la bila si sentiva addosso una grande urgenza di passarla a qualcun altro, sì :)
Freud e Jung fanno il salto della pulce, allora, sì?
"L'amore che finisce" per me è un ossimoro, Maria. Come si dice ossimoro in spagnolo?))
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#45   06 Giugno 2007 - 07:48
 
[(Dici che se finisce già non c'è? che se c'è non pùo finire? )
((oxímoron si dice. Fino a ieri sera io dicevo: oximorón, così grandi mi dovevano parere gli oximorones))
((Genesi di una pulce e altre storie con Juanito)).
((Chez Gino, per esempio, il sapere se lo passano uni maschi agli altri, a me pare questo, mi allontana questo)).

Bel giorno, G., cara
M]
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#46   07 Giugno 2007 - 06:35
 
((so che l'hai detto tu questo del sapere di Gino. Quando ti lessi mesi fa pensai, ah, io lo pensavo tale quale, dunque l'ho messo tale quale. Ma forse non era tale quale. Ieri quando uscì di qua, pensai, ma che sa Gino, che cose si passano gli umini tra loro?. L'amore? Gino parlava di amore?))
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#47   08 Giugno 2007 - 17:45
 
((Amore? Non lo so. Grazia? o Potere? Non lo so, ci sta un enigma dal quale io mi sento esclusa. Parole segrete.)) ((Oggi io sono a pezzi piccoli piccoli, ininfluente la causa. Pensa che ho avuto un doppio guaio a un occhio: la retina per mesi è stata sollevata da una goccia di liquido, che mi faceva vedere un grosso bollo nero al centro del campo visivo; sulla cornea si era formata invece una piccola zona impermeabile alle lacrime, che mi brucia ancora tanto.))
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#48   08 Giugno 2007 - 17:55
 
((Scusa, io ho un'idea insostenbile dell'amore, sì, ya lo so)) ((Vado))
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#49   15 Giugno 2007 - 00:07
 
Ciao
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#50   15 Giugno 2007 - 07:58
 
((a me di doppio guaio oculare mi hanno bocciata -vociata- nella scuola di lingue. Nella parte scritta. Come era prevedibile. O non lo era. Mentre Nadal trionfava con Grazia andaluza. En fin))

si dice, ya lo sé
:)))
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#51   15 Giugno 2007 - 13:22
 
Ciao Luce!
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#52   15 Giugno 2007 - 13:24
 
((Sicilia vociata nella scuola di lingue è un mega-oximorón :)* ))
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#53   15 Giugno 2007 - 13:28
 
in quella scuola non capiscono nada.
il suo problema sono le doppie, ma anche noi veneti per le doppie siamo un disastro, non è vero?
oh.
un baso dikanka.
:))
laura
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#54   15 Giugno 2007 - 21:14
 
Bacio; si scrive bacio.
Un saluto, ad esempio, si scrive:un saluto.
utente anonimo

#55   16 Giugno 2007 - 11:25
 
baci, bacio, bagio, basci, bascio, basi, basio, baso, baxo, baxu

[Tesoro della lingua italiana delle origini, TLIO, s.v. bacio. http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/ricindex.html ]

Baxi a tutti per oggi
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#56   17 Giugno 2007 - 07:54
 
((alla penombra del nome, sembriamo essere))
((perché megaoximirón?))
((un'amica che venne con me a Portovenere, mille anni fa, quando lo seppi -bocciata!, ma dai!-, scoppiò a ridere, non so se come dire, ma come ti riesci?))
((è abbastanza confuso perché io non pensavo andare in Italia quest'estate. Avevo trovato la foto di un albergo bianco sul mare, tra il cielo, La Jete. Mi allertava il nome, questo si))
((dunque I guardiani del castello mi lanciano ancora ai margini, pensai))
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#57   17 Giugno 2007 - 08:11
 
eheh, megaoximirón. ((megaoxivoyeur, sempre parlando dei guai oculari della lingua))
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#58   21 Giugno 2007 - 21:05
 
Occhio guarito?
utente anonimo

#59   22 Giugno 2007 - 19:36
 
ciao Dikanka,
è da un pò che non ci sentiamo.
Volevo sapere come stai.
A dicembre sono stata per la seconda volta in Australia e quanddo e se ci rivedremo ti racconterò.
un caro saluto dall'eterna sognatrice. Astra1997
utente anonimo

#60   23 Giugno 2007 - 12:55
 
@ Sicilia: i guai oculari della lingua, eh! L'Albergo Bianco: era un bel romanzo di cui non ricordo niente, di uno che si chiama Thomas, mi pare, sì

@ anomimo: Grazie!, i miei occhi sono guariti tutti e tre: quello secco, quello umido e pure il terzo, quello che guarda gli altri due :)

@ Astra: che piacere leggerti! Adesso vado a vedere nel tuo blog...
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#61   23 Giugno 2007 - 13:02
 
è strano come si leggano i blogs e, come, nello stesso tempo si provi la sensazione di essere un occhio indiscreto o di poter essere considerata così.
occhio-voyeur?
eppure per il fatto di essere pubblico, questo e altri luoghi dovrebbero essere "liberi" per definizione o liberati, da chi scrive "open air".
E allora, perchè provo questa sensazione?
Sono "ipersensibile"?
sono solo io?
laura
contenta soprattutto per il terzo occhio :))
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#62   24 Giugno 2007 - 10:53
 
feliz San Juan
:)
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#63   27 Giugno 2007 - 14:08
 
Laura, per tacere poi di quanto ciechi si può essere, quando si va per i blog: anche questo può succedere :))
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#64   27 Giugno 2007 - 14:10
 
Sicilia, gracias. La noche de San Juan a estada siempre especial para mi, sas?
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#65   03 Luglio 2007 - 17:09
 
dovrò assaporare le concordanze, prima o poi
:)
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#66   16 Agosto 2007 - 22:24
 
Helàs!
Come va laggiù,alla fattoria?
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#67   27 Agosto 2007 - 09:48
 
Va molto bene, cavedano, un sacco di mele quest'anno. E poi ci sono tanti animali. Presto vi farò sapere.
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#68   30 Agosto 2007 - 11:00
 
Ho trovato questa pagina grazie a gizmo e l'ho letta d'un fiato. Quasi commossa, devo ammetterlo. Non sapevo della pubblicazione del libro di asino e la cosa mi fa troppo piacere, tanto che presto me ne procurerò una copia.. Quanto mi erano care le sue traduzioni su Holden..E Holden? L'hai descritta perfettamente. e nonostante il passare del tempo ricordo con precisione molti dei nick che hai citato... Sono delle identità che si sono scolpite con forza come non mi è mai successo con nessuna altra community. Ed è vero quello che dici, che lì dentro era tanto magico quando malato, tanto caloroso, quanto spietato. Alcuni di quei nick sono diventati visi, nomi e cognomi. Pochi, ma importanti sono diventate persone care tali da renderti più luminosa la vita. Insomma,grazie per avermelo fatto ricordare e grazie per aver ricordato Gino. Un bacio,
Veronica-Remedios
utente anonimo

#69   30 Agosto 2007 - 11:08
 
Ciao, navigando a caso, forse guidato dalla nostalgia, sono finito qui da te, ho letto di Gino, di Holden, di quei tempi che mi sembrano lontani mille anni.
Bello quello che hai scritto su di lui e sul forum, la penso come te. Rileggere i nomi mi ha fatto ancora sentire il profumo di quello che era, mi sono commosso.
Il potere delle parole rimane immutato con il tempo.
Come stai?
Gizmo
utente anonimo

#70   30 Agosto 2007 - 12:02
 
...e io sono approdata qui grazie a Veronica (Remedios). Ho iniziato a leggere e mi si é stretto lo stomaco, uno nodo duro, centrale: leggevo e trovavo in queste righe un'edulcorazione di tutto, di un non-luogo fin troppo malato ed eccessivo, che avevo visto crescere e cadere. Poi, peró, ho continuato e, leggendo, scoprivo la tua analisi farsi piú lucida e dura e lí, alla fine, mi sono trovata. Il forum della Holden é stata una community particolare, tra le prime abbiamo scoperto il sentire forte che puó nascere anche con schermi e chilometri a distanziarci l'un l'altro, ma il rovescio della partecipazione e dell'ascolto spesso era una litania di insulti, di prese di posizioni assunte per alleanze, un mercificare quei piccoli segreti personali che avvertivi l'esigenza di dire a chi ritenevi piú affine. Quanti fake? Quanti cloni? Quanti nick fasulli nati solo per rivelare chi avesse incontrato chi, chi avesse avuto una relazione con? Tristi,tristissime, vicende. Ce ne siamo andati in molti e molti sono rimasti feriti da quel non-luogo, eppure un catalizzatore di voci contro, di assoli e cori, nel web ce ne sono pochi,pochissimi, quanto il vecchio porto della Holden. Grazie per questo salto nel passato. Laura (Ecate)
utente anonimo

#71   02 Settembre 2007 - 22:38
 
Remedios, Gizmo, Ecate, che gioia rileggervi, ritrovarvi! E dopo Holden, voi dove siete andati? Gizmo, stai ancora su Arlecchino? Se sì, mi scriveresti l'indirizzo che l'ho perso, per favore?
utente anonimo

#72   02 Settembre 2007 - 22:39
 
Ero dikanka, qui sopra
utente anonimo

#73   03 Settembre 2007 - 07:24
 
Io come te, ho aperto un blog...
Mi trovi qui:
remedios79.livejournal.com
:)
utente anonimo

#74   03 Settembre 2007 - 16:03
 
:-)
Ecco l'indirizzo di Arlecchino...
purtroppo luogo quasi deserto :-(

http://forums.delphiforums.com/arlecchino

Il mio blog:

http://bustone.livejournal.com

se vieni a trovarmi metto su il te' ;-)
utente anonimo

#75   03 Settembre 2007 - 16:07
 
Ciaooo
eccolo qui l'indirizzo:

http://forums.delphiforums.com/arlecchino

Anche io bloggo...

http://bustone.livejournal.com

Se vieni a trovarmi metto su il te' ;-)
Gizmo
utente anonimo

#76   03 Settembre 2007 - 16:09
 
Un tè per tre! :)
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#77   27 Novembre 2007 - 05:54
 
Insomma, non lo so. I ricordi sono sempre più belli o più brutti di quello che realmente fu. Però, sì, qualcosa fu, quel forum.
Spero stiate tutti bene, in un modo o nell'altro.
Io, ad asinov, volevo bene. Anche se spesso ci siamo odiati.
utente anonimo

#78   14 Gennaio 2008 - 15:00
 
Sono stata Bronte e poi Idanom, e poi nient'altro, perché ho abbandonato il forum prima della diaspora.
Che Gino sia morto l'ho scoperto mezz'ora fa, bizzarramente. Leggevo il Corriere, un intervento di Romano su Terracini, Tasca & Co., e mi è venuta voglia, chissà perché, di cercare Gino Tasca su Google. Già il primo risultato mi ha annunciato la sua morte, insieme al suo libro. Conservo ancora le mail che ci scambiammo e talvolta le rileggo, chissà perché. La nostra corrispondenza risale alla prima metà del 2001 ed è essenzialmente fatta di commenti a margine di quel gioco al massacro che era il forum Holden; commenti in cui io esprimevo rabbia e lui furibondo divertimento. Scorrendola nuovamente, in questa mezz'ora, mi sono imbattuta in una frase che per me rappresenta la quintessenza di Gino; ve la regalo perché lui l'ha regalata a me: "Io puro?! Io sono terribilmente serio e perci˜ò molto giocoso, ma puro proprio no". Ecco, forse è per questo che a distanza di tanti anni non sono ancora riuscita a liberarmi di lui.
Anna
utente anonimo

#79   20 Gennaio 2008 - 09:32
 
Ciao Bronte/Anna :)
grazie per la frase di Gino; mi fa piacere che stia qui: è un concentrato dei suoi cortocircuiti eleganti. Uno dei suoi gesti, prima ancora che una frase.
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#80   25 Gennaio 2008 - 06:01
 
ciao, Misery...ho letto tutto, con nostalgia, nonostante la mia presenza del tutto marginale - e scherzosa- alla holden. (Mi ricordo naturalmente anche di quello scrittore...e ho letto anche uno straziante thread che lo segue fino alla fine )
Ti cercherò qui sopra, allora, al momento giusto! Affettuosità.

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#81   27 Gennaio 2008 - 16:50
 
Ho dimenticato di dire che ero turboscopa, alla holden :-) ciao!
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#82   05 Agosto 2008 - 11:38
 
Ciao Misery
sono Vernon!

Una pausa perchè mi suona strano scriverlo di nuovo dopo cosi tanto tempo.

Una folata di nostalgia per un riassunto perfetto di ciò che eravamo...mi mancate tutti...passerò ancora nelle tue stanze come allora, e come allora lascerò il mio saluto...

utente anonimo

#83   01 Giugno 2009 - 09:19
 
Cara indimenticabile Misery,

questo tuo blog mi induce a non abbandonarmi alla convinzione che tutto ciò che transita sui forum, proprio in virtù di questo, sia destinato immediatamente all'oblio..
Ho scritto su tanti forum, ne ho letti ancora di più.
Serbo memoria, come accade per un libro che si è amato, per un persona che si è conosciuta, dell'aver partecipato allo scambio di parole, di idee sul forum dell'holden.
Non dimenticherò mai il piacere che provavo nel cogliere la sottile bellezza, l'eleganza delle traduzioni di Gino e di quelli che gareggiavano con lui: quelle erano emozioni forti, vere, e per questo durature nella memoria.
NOn dimenticherò mai il pugno allo stomaco che sentii quando lessi delle nuvole che oscuravano l'orizzonte di Gino.
Ci fu un lutto vero e proprio e, come vedi, di lui si coltiva ancora la memoria, proprio come accade per le persone care.
Non era possibile, in sua assenza, tenere ancora in vita quel forum.
Ti ricordo, mia cara MIsery, come si ricordano gli amici con i quali si è condivisa un'avventura...
Grazie di tutto.

Miss Ogilvy
utente anonimo

#84   05 Giugno 2009 - 17:17
 
Grazie a te, Miss (solo una esse ci separava...), mi fa piacere ritrovarti qui :)).
Turbo, Vernon, vi avevo lasciato senza saluti, mi dispiace. Riparo solo adesso, l'anno dopo. )*

(Ho perso le informazioni per il login, ma sono io, Misery)
utente anonimo

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